L’INSOSTENIBILE PESANTEZZA DELL’ESSERE

Cosa diventano tutti i nervosismi e problemi quotidiani davanti a un cranio calvo bianco latte, se quel cranio appartiene a un ragazzino forse nemmeno sedicenne?

Davanti a certi rumori così sinistri provenire da un corpo troppo stanco e troppo piccolo per contenere un dolore così grande.

All’improvviso mi sento minuscola e scema.

Per tutte le lamentele stupide e per le paranoie da imbecille che mi faccio spesso. Soprattutto mi sento grata di aver potuto vivere finora.

Di avere tempo.

Solo un giorno prima piangevo di gioia perchè la vita è stata clemente col mio fidanzato.

Quando quelle parole sono state finalmente pronunciate, il fatto che le patologie gravissime fossero state escluse, il sollievo è stato enorme e indescrivibile.

L’ho stretto forte a me e ho deciso.

Ho deciso che la vivrò a 1000 questa opportunità.

Gli spetteranno giorni difficili ma non pessimi.

Non è niente di insormontabile.

Poi ci sarà tutto il tempo del mondo.

Il viso mesto e rassegnato di quei genitori mi sia da monito sempre.

Al lunedì mattina quando la voglia di andare al lavoro è poca.

Quando qualcuno mi risponde male.

Quando mi viene la tentazione di cedere alle cattive abitudini.

Quando spreco energie per le cause perse.

Probabilmente è tutta una riflessione scontata. Ma ogni tanto un pugno in faccia che riporta alla realtà e che rimette a fuoco le priorità è necessario.

L’insostenibile pesantezza dell’essere è l’impotenza di fronte al dolore.

Il resto è noia.

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