Strumenti .

Non voglio scrivere di politica perchè ritengo che un semplice cittadino dovrebbe cercare di informarsi il più possibile, farsi delle idee proprie sulle questioni ma poi evitare di fare lo statista di turno su Facebook o nel web in generale.
Voglio solo sfogarmi sul fatto che c’è gente che ora si lamenta senza essere andata a votare.
La situazione drammatica che stiamo vivendo in questi giorni era piuttosto prevedibile, tuttavia ciò di cui sono sempre stata intrinsecamente convinta è che se si ha il sospetto che la maggior parte delle persone tenda ad andare socialmente e politicamente in una direzione contraria al buonsenso e/o alle proprie idee si debba tentare il tutto e per tutto per contrastarle.
Oltre che ad eventuali confronti verbali che spesso non potano a nulla se davanti si hanno dei beoti, abbiamo un unico strumento: il voto.
Per quanto il sistema a croci e simboli possa essere obsoleto e un po’ superato, probabilmente screditato da molti anche a ragione, è l’unico che abbiamo.
Chi non usa gli strumenti che ha per tentare di cambiare qualcosa non dovrebbe poi lamentarsi che nulla è cambiato o è peggiorato.
Perchè posso anche sospettare o essere convinta che il mio contributo valga poco e niente ma come dice una canzone che mi sta a cuore “tanto vale provarci comunque”.
E’ una questione logica.
Che prescinde il concetto del voto.
Se per sperare di raggiungere un certo obiettivo “X”, una mia azione “Y” potrebbe in minima percentuale influenzare o meno il raggiungimento di tale obiettivo, mentre una mia astensione da qualsiasi azione non lo farebbe sicuramente, come può sfiorarci il dubbio di come comportarsi?
E poi se nonostante questo palese ragionamento fuori logica venisse scelto con che coraggio l’individuo che decide di astenersi prima si permette poi di proliferare parola?
L’energia spesa nel digitare sul tastierino di Facebook il proprio disappunto non poteva essere impiegata al momento giusto nel mettere un fottutissimo parere sulla carta?
Non vi garbava alcun parere? Esiste l’opzione di esprimere anche questo tipo di posizione.
Ora per molto tempo probabilmente purtroppo non ne avremo bisogno ma copio incollo qui un estratto dal sito “la legge per tutti” dove vengono ben spiegate un po’ più tecnicamente le implicazioni reali del fare gli astenuti:
Il «non voto», dunque, è – per quanto rispettabile – palesemente rischioso quando viene espresso per non favorire un candidato. Vediamo meglio perché, facendo anche qualche esempio:
Voto di protesta: registrarsi al seggio e non votare

È la scelta che potremmo chiamare «del protestante burocrate». Consiste nel presentarsi al seggio il giorno delle elezioni, farsi registrare, rifiutare poi di ritirare la scheda e, infine, chiedere di verbalizzare le ragioni della protesta. Più diffusa di quanto si possa pensare, visto che, in passato, il Ministero dell’Interno ha sentito il bisogno di intervenire e di dare delle direttive ben precise ai presidenti dei seggi. Quello che il Viminale ha chiesto è che, per evitare di rallentare le operazioni di voto, venga verbalizzata in modo veloce e sintetico la protesta dell’elettore, le cui generalità saranno allegate al verbale insieme ad eventuali documenti scritti (magari a casa, così gli altri votanti riescono ad arrivare a casa per mangiare a una certa ora) e presentati al seggio dal cittadino. Questo significa che il «protestante burocrate» è uno che non teme di mostrare la propria faccia e che vuole sottoscrivere, con tanto di nome e cognome, il motivo del proprio dissenso. Perché questo «non voto» non incide sul risultato elettorale? Perché, ai fini delle rilevazioni statistiche sulla affluenza alle urne, i cittadini che vorranno aderire alla singolare protesta non saranno conteggiati tra i votanti della sezione elettorale, bensì saranno considerati come «non votanti». Insomma, è come se fossero rimasti a casa. Il «protestante burocrate», però, non demorde, è uno che fa le cose per principio, ed è anche un sognatore: è convinto che qualcuno, a Palazzo, leggerà il motivo della sua protesta. Dimostra, in questo modo, la fiducia nei politici che non ha avuto alle urne. Diverso il caso di chi si rifiuta di andare in cabina ma prende la scheda in mano e la riconsegna immediatamente. In questo caso verrà conteggiato tra chi ha votato «in bianco». Ma la sua protesta non verrà verbalizzata. Non sarà un «protestante burocrate», ma un «protestante nulladicente».
Voto di protesta: annullare la scheda in cabina

È la scelta del «protestante viscerale». Consiste nel ritirare la scheda al seggio, andare in cabina, armarsi di matita e scrivere le frasi più improbabili rivolte ai politici per annullare la scheda. C’è chi consiglia ai candidati di andare a farsi un giro in posti poco ortodossi, chi esprime il proprio dissenso scrivendo di essere stanco di loro, chi augura ai politici di non soffrire più di stitichezza. Leggere quelle schede è un po’ come leggere le scritte sulle porte dei bagni pubblici dei licei o delle vecchie osterie. Tutto inutile? Non proprio, se si ha la pretesa che questo «non voto» possa incidere sul risultato elettorale: è probabile che il gesto del «protestante viscerale» abbia un effetto boomerang e che faccia un favore a chi ha ottenuto meno voti. Facciamo un esempio.

Partito A contro partito B. Sei elettori alle urne.

Prima ipotesi: l’elettore 1 non sa per chi votare ma considera il partito A il male minore.

Gli elettori 1, 2, 3 e 4 votano per il partito A.

Gli altri due (gli elettori 5 e 6) votano per il partito B.

La vittoria del partito A è netta e otterrà molti più seggi rispetto al partito B.

Seconda ipotesi: l’elettore 1, decide di annullare la scheda in cabina.

Gli elettori 2, 3 e 4 votano sempre per il partito A.

Gli ultimi 2 (gli elettori 5 e 6) votano per il partito B.

L’elettore 1 ha fatto, in questo modo, una cortesia al partito B, che, accorciando le distanze rispetto al partito A, ottiene più seggi. In sostanza, è come se l’elettore 1, che riteneva il partito A il male minore, avesse votato per il partito B.
Conviene davvero il «non voto»?

Il Cancelliere di ferro tedesco Otto von Bismark diceva più di cent’anni fa: «Non si mente mai tanto come prima delle elezioni, durante la guerra e dopo la caccia». Nessuno ad un comizio avrebbe il coraggio di Totò, alias Antonio La Trippa che, nel film Gli onorevoli, denunciò i politici che volevano corromperlo per sistemare i loro affari. Tuttavia, lamentarsi senza avere la voglia di cambiare le cose serve a ben poco. Astenersi dal voto, rifiutare una scheda o annullarla significa respingere l’unico strumento che la democrazia ci consente per tentare di ribaltare una situazione che non ci piace. In altri Paesi ci invidiano perché abbiamo questa possibilità.

Scusate lo sfogo ma la gente che prima dice “non voto perchè nessun partito mi piace e non voglio favorire nessuno di questi porci” e poi rompe le palle mi fa saltare i nervi. Meditate gente, meditate.

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