Wheels

Succede che sul bus rivedo quel ragazzo in carrozzina che ero solita incontrare i primi anni di lavoro qui.
So come si chiama perché parlava sempre con Vocedigallina (nda: che come si può ben intuire dal nomignolo non bisbiglia quando si rivolge agli individui che la circondano).
Pensavo avesse cambiato lavoro o zona e invece uscendo prima l’ ho rivisto, quindi lavora ancora ma solo in orari diversi.
So come si chiama anche perché avevo letto di lui sul giornale locale, quando aveva partecipato a una manifestazione sportiva a cui non si era mai presentato nessun “paratleta”.
M’ è salita la stessa paranoia di allora.
Mi sento sempre sbagliata quando lo incontro.
Perché io non riesco a smettere di guardarlo.
E non mi viene da guardarlo perché è sulla sedia a rotelle, con aria afflitta, ma perché è una di quelle persone belle che non puoi proprio non guardare.
Ma per buona educazione e convenzione si sa che non si deve fissare le persone che hanno qualche disabilitá per non farle sentire a disagio.
Allora mi sento male perché invece lui è carino ed è un grande. Non ha niente per cui sentirsi a disagio..sale e scende dal bus da solo, niente pedane, lui ha imparato a saltare. Prende la metro, lavora, si sposta come un fulmine sulla banchina e anche per strada che per stargli dietro e sbirciarlo di nascosto mi tocca quasi correre. Ha dei bellissimi tatuaggi, le lentiggini (quelle graziose) e due bicipiti che quei fighetti delle palestre pagherebbero un rene e berrebbero albumi a vita per averli.
Perché le sue braccia sono anche le sue gambe.
E porca troia scommetto pure che avrà la ragazza.
E magari lui sicuro capirebbe che lo fisso imbambolata perché è tosto e bello e non perché mi fa pena…ma non voglio rischiare di dargli fastidio e non voglio che pensi che sono una buzzurra senza tatto.
Pensavo a questo mentre scendevo dal bus al capolinea.
In pensilina c è gente che deve salire che ci cammina incontro, tra di loro una donna lo incrocia davanti a me, (perché lui ormai è già a metà strada per la metro)  lo guarda e poi si volta verso di me e col labiale compone la parola poverino.
Io vorrei ammazzarla di botte.
Odio odio odio la parola poverino.
Ed è per colpa di gente come quest’idiota che io mi faccio paranoie. È normale che pensi: “che sfiga” “mi dispiace” ma non sei per un cazzo autorizzata a dire o pensare poverino.
Perché i poverini sono quelli che non hanno dignità, integrità e si fanno compatire. E spesso sono sani come pesci. E sto ragazzo, anche se non lo conosco, puoi chiamarlo come vuoi tranne che poverino.
M. magari la prossima volta che ti becco un sorriso te lo faccio serenamente ok?

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2 pensieri su “Wheels

  1. Regola: qualsiasi cosa tu faccia, troverai sempre qualcuno che vorrà leggerla in modo negativo.
    Ergo fai quello che devi, sorridigli, bacialo, leccalo, ma attenzione ai regolamenti comunali relativi agli atti osceni in luogo PUBICO.

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