CHE TU SIA PER ME..

..il coltello.

Decido di leggere un libro di cui non so nulla.

Non ne conosco la trama nè la provenienza dell’autore, so solamente che ogni volta che ho trovato sparse qua e là delle citazioni sconosciute in cui mi ritrovavo tantissimo, avevano tutte in comune il fatto di essere tratte da questo romanzo.

E’ veramente adatto alla mia visione e al mio modo di esprimermi.
Mi rendo conto dopo qualche riga che l’autore è di origini ebraiche.
Al che parte il mio solito filmetto mentale assurdo sul fatto che forse in una vita precedente sono stata un’ebrea.
Proprio di quelle dell’olocausto.
Perchè mi pare impossibile che mi intrippino così in modo morboso le storie sugli ebrei e che mi piacciano sempre inconsapevolmente lo stile e i concetti di autori ebrei.
Per esempio adoro Kafka e Levi.
Va beh Levi è un po’ impossibile non amarlo e non sentire il dovere di far leggere a qualcuno un suo scritto, per sensibilizzare per far capire e per far sì che il suo gesto estremo sia servito a qualcosa.
Kafka è uno dei pochi autori che mi ha fatto coprire gli occhi durante la lettura come se stessi vedendo un film dell’orrore (La colonia penale) o che èriuscito a farmi creare immagini mentali talmente reali da sentire l’odore di scarafaggio…
Ora questo Grossmann mi sta aprendo gli occhi con una visione meravigliosa.
Il raggiungimento della perfezione in un rapporto. Della confidenza assoluta.
Però è strano davvero.
Insomma credo che degli autori di fede ebraica mi attiri questo forte senso del dovere e dell’essere giusti al fine di essere un giorno giudicati “degni”che è infuso sottilmente nello stile.
Ora io non sono nemmeno credente perciò mi chiedo da dove mi è derivato questo senso di giustizia così forte che a volte mi spinge perfino ad essere controproducente nei miei confronti a favore di cose e persone che a malapena si ricorderanno chi sono?
Non nego che a volte spero che esista qualcosa in modo che un giorno l’essere giusti e coscienziosi sarà servito a qualcosa e che “ci tornerà indietro”.
Nel contempo so che è solo l’insieme delle nostre azioni che ci riconduce ad effetti positivi o negativi sulla nostra stessa persona.
Però mi piace immaginare le teorie parallele assurde.
Tipo che forse in un altro spazio e in un altro tempo sono stata anche una Sarah.

Visto che tanto non lo scoprirò mai, mi godo questo libro che indubbiamente mi lascierà un bel bagaglio di citazioni succulente e altre mille altre riflessioni deliranti tipo questa.

Shalom

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